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Nella Mia Stanzadi carta e inchiostro il tempo vestirei con le mie dita |
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November 20 MAI DIRE (!) grande fratello!
E' per questo che ho paura.
Tié, veritev' 'o grande fratello. November 14 Chiove Chiove comm' sfaccimma chiove! 'Na goccia d'acqua n'copp a 'na rammera: clif..claf.. c'ha rutt o cazz! [Eugenio Montale] Saluti dalla bassa pianura padana, dove si studia, si lavora e...si fa anche allenamento! Oh God, sono rimasta incastrata in un groviglio sequenziale di eventi fortunati. November 02 Poetica_mente
E adesso chi altri glielo spiegherà alla generazione scusamatichiamoamore cos'è la poesia, se le statistiche dei libri più venduti passano il testimone a federico moccia? Ciao Alda. October 20 L'italia è un paese da distruggere -riflessioni inutili varie ed eventuali.http://www.youtube.com/watch?v=TxGJ6DFocyY Fuori il cielo è cenere sospesa sulle teste di tutti. L'aria è fredda come mai avevo sentito su questa stessa pelle prima d'ora: mi servirà un po' di tempo per abituarmici. Il martedì, qui, è giorno di mercato e anche se il cielo è cinereo vale la pena stare a frugare tra le bancarelle di piazza Vittoria. Stamattina mi sono fermata anche io ed ho comprato un paio di guanti in pile per garantire una tregua alle mie mani. Non ho mai dato peso a quello che esce di tasca, comunque fosse c'era mamma a sborsare (ed io non ho mai avuto tante pretese o vizi di qualsiasi genere) e d'altro canto l'avidità è uno dei vizi che mai ha fatto parte della mia lista personale. Invece adesso, qui, quando un solo euro esce dalle tasche fa un rumore assordante. Mi assalgono i tanto bistrattati sensi di colpa e così, anche se fuori fanno quattro gradi da una settimana, ho aspettato che le mani si screpolassero del tutto prima di comprare i guanti. Al mercato. Spendendo soltanto quattro euro. Quattro euro sono tanti in un paese cinico come questo, dove i soldi contano più dei sogni della gente. E allora io mi sento ancora più in colpa, anche se in cambio ho una gola felice: con un altro, solo, euro (che fa rumore anche lui, quando se ne va via dalle mie tasche in solitudine) ho potuto comprare una pashmina. Avrei potuto aspettare di scendere giù a casa e portare qui il resto delle mie cose. Il punto è che il treno costa troppo e sono costretta ad aspettare qualcuno che salga a trovarmi. Un circolo vizioso che sta mettendo a dura prova la mia pazienza nonché la mia resistenza. Sto cercando lavoro e anche questa è una battaglia persa. Per far evaporare il 50% dei miei sensi di colpa dovrei essere in grado quantomeno di pagarmi l'affitto e fare la spesa da sola. Le tasse universitarie le lascio a mammina e papino giù, che non sono i cugini di silvio ma che per me si venderebbero pure la testa. Senza che mia madre vada a villa certosa, sia chiaro. Sarò in grado di una contropartita? Lo scoprirò nel giorno dell'ottenimento del pezzodicarta (curioso come la fine di un percorso di anni di studio e sacrificio diventi vittima di una rinominazione così mera e subdola). Solo allora saprò se ne è valsa veramente la pena. In fondo ho lasciato a casa una quotidianità fatta di nevrastenìe -che non mi mancano per niente- ma anche di certezze, in parte affettive e in parte materiali, per questo lancio dal paracadute a 4500 metri di altezza. Lasciamo stare i miei tredici anni di sacrifici in palestra che si dissolvono, è stato comunque cammino. Qui nessuno pensava di arrivare in serie A, nessuno, è solo che la gratuità dei sogni ha spinto me e chi credeva in me a continuare a sognare. E allora non era poi così importante se il sudore e le rinunce sarebbero rimasti monchi, probabilmente un po' *inutili*. Siamo abituati a pensare al fine, e forse io ero forte proprio per questo, perché al fine non ci ho pensato più. I miei chili di troppo mi hanno tenuto relegata alla serie C e nonostante questo mi hanno fatto correre più veloce delle altre. Ho sognato senza la necessità di sapere perché stavo sognando. Adesso che in palestra non posso metterci piede perché VOGLIO pagarmi l'affitto da sola, continuerebbe a bastarmi la prosecuzione del sogno. E' da tanti anni che ho rinunciato all'ambizione della serie A, d'altronde. Il mio realismo è silenzioso ma non per questo assente. Se non volessi pagarmi l'affitto e le pashmine e i guanti e il latte da sola dovrei solo relegare in un angolino quelli che meramente si chiamano sensi di colpa. Ma è un bene che io non sappia farlo così come è un bene che io debba sudarmi la sopravvivenza, mi sto facendo le ossa [e bla bla bla]e sto realizzando quanto sia veramente cinico questo paese. Non l'avevo mai pensato e, di conseguenza, mai detto ma forse è vero che i "ricchi" hanno meno probabilità di essere infelici, disperati, depressi. Se siamo arrivati ad un punto in cui ci si riempie il bicchiere di arsenico e si tracanna tutto perché non si arriva a metà mese allora sì, siamo persone destinate all'infelicità; siamo persone condannate ad un destino diverso,in qualche modo, che non ci costruiamo, poi, completamente da soli. Siamo persone ristrette nella nostra condizione, private della libertà che dovrebbe essere figlia naturale della nostra stessa umanità intesa come condizione. Mi sta bene pensare, quindi, che quando a quattordici anni non andavo alle feste dei miei compagni per allenarmi, lo facevo solo per ottemperare ad una mia volontà, il che è totalmente vero. Mi sta bene anche pensare che prima o poi bisogna scegliere e che non si può fare tutto, ché è vero pure questo. Mi sta bene anche la botta di maturità e allora posso dire a me stessa che, dopo anni di malessere che non erano capricci, se anche il vento non mi è favorevole in cambio ricevo consapevolezza, forza, senso di responsabilità e buonsenso. Ma che questo non mi costi, no, non lo posso dire. "Tutto ha un prezzo". Beh, a quanto pare tutto torna. Solo che per me costa di più quello a cui devo rinunciare per risparmiare. Chissà se Giovanni quando si è buttato ha pensato che ne valeva la pena ma che se il parapendìo non si fosse aperto, il salto nel vuoto avrebbe soltanto preceduto lo schianto. http://www.youtube.com/watch?v=CcbRvs87FxA |
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